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Il Clarinetto

da Wikipedia…

Il clarinetto è uno strumento musicale a fiato ad ancia semplice battente appartenente alla famiglia dei legni.
Particolare delle chiavi del clarinetto

Il timbro del clarinetto è suadente e grintoso. Nella sua estensione si divide in diversi registri, ognuno con le proprie particolarità: il registro grave, detto registro dello Chalumeau, è caldo e pastoso; il registro medio, o del clarinetto, è brillante; il registro acuto è potente e squillante. La cameratura del clarinetto è sostanzialmente cilindrica e per questo motivo il clarinetto produce suoni una quinta più gravi di uno strumento di eguale lunghezza ma provvisto di cameratura conica. All’estremità superiore c’è l’imboccatura, detta anche bocchino e a quella inferiore una svasatura a campana. Il legno utilizzato per costruire il clarinetto è in prevalenza l’ebano, che conferisce il caratteristico colore nero. Esistono clarinetti costruiti in metallo e cristallo, poco apprezzati per il loro suono aggressivo e freddo in contrapposizione al timbro caldo e pastoso dei clarinetti in ebano. I clarinetti costruiti in materiale plastico (ABS) sono invece strumenti da studio. Sul clarinetto sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti. Sette fori, di cui sei circondati da anelli, sono chiusi dalle dita, gli altri vengono chiusi dai cuscinetti azionati dalle diciassette o diciotto chiavi (a seconda del modello ) o dagli anelli. Il clarinetto è diviso in cinque parti svolgenti funzioni diverse unite ad incastro con guarnizioni in sughero. Partendo dall’alto c’è il bocchino, corredato di ancia e legatura, che serve a produrre le vibrazioni sonore. Segue il barilotto che fa risuonare le vibrazioni. Poi c’è la parte centrale costituita dal corpo superiore e quello inferiore. Attualmente si costruiscono clarinetti col pezzo superiore ed inferiore uniti. Su queste due parti ci sono i fori, le chiavi e gli anelli e, mediante impostazione delle dita, le vibrazioni vengono modellate per ottenere i suoni desiderati. Lo strumento termina con la campana che dà ulteriore risonanza ai suoni. Il suo ingresso in orchestra è avvenuto solo alla fine del XVIII secolo per merito di Mozart, che ne intuì l’originalità del timbro e le risorse tecniche.
Il clarinetto soprano in Si bemolle

Indice

* 1 I generi
* 2 La famiglia
* 3 L’estensione
* 4 La storia
* 5 Bibliografia
* 6 Voci correlate
* 7 Altri progetti
* 8 Collegamenti esterni

I generi

Grazie alle doti espressive e tecniche, il clarinetto è presente in vari generi musicali. È ampiamente presente in musica classica dove si trova prevalentemente in orchestra. Qui, all’interno della sezione dei “legni”, svolge un ruolo di sostegno agli “archi” e spesso gli vengono affidate parti “a solo”. Al clarinetto sono dedicati svariati concerti solistici, tra cui il Concerto K 622 di Wolfgang Amadeus Mozart e numerose opere di Carl Maria von Weber. Copiosa è la produzione di musica da camera che vede il clarinetto in molteplici formazioni. Il clarinetto è molto usato nelle bande musicali in cui riveste un ruolo paragonabile per importanza a quello dei violini in orchestra. Nel genere jazz è utilizzato nelle orchestre e come strumento solista e deve la sua fama principalmente al genio di Benny Goodman. Nella musica popolare si distingue per la tecnica brillante, in particolare nel genere del ballo liscio. Un compositore capostipite di questo genere da ballo è stato Secondo Casadei, che ha assegnato al clarinetto in Do le parti virtuosistiche principali del liscio romagnolo. È inoltre utilizzato nella musica Klezmer.

La famiglia

Esistono diversi tipi di clarinetti, differenti per intonazione. Questi strumenti formano una vera e propria famiglia composta dai seguenti tipi di clarinetto: piccolo in La♭ (noto come “sestino”); piccolo in Mi♭ (o anche “quartino”); soprano in Do, soprano in Sib; soprano in La; contralto in Fa (noto come corno di bassetto); contralto in Mi♭; basso in Si♭ (o clarone); contralto in Mi♭ (detto anche “contra-alto” o “octocontralto” secondo l’uso anglosassone, per distinguerlo da quello un’ottava più acuto), contrabbasso in Si♭. Genericamente, quando si parla di clarinetto, si sottintende il registro facendo implicito riferimento al clarinetto soprano in Si♭, il più utilizzato. C’e anche il clarinetto turco o clarinetto greco in Sol (soprano), usato molto nella musica turca, araba e greca.

Data la sua vastità, la famiglia dei clarinetti ricopre una grande estensione. Ogni membro della famiglia, inoltre, ha la propria particolare timbrica. Queste caratteristiche consentono di far fronte alle più disparate richieste dei compositori che, nel corso degli anni, sono diventate sempre più audaci.
Ance per clarinetti a confronto
(da sinistra) Clarinetto in Lab, in Mib e in Sib a confronto

Il clarinetto è uno strumento di estrema versatilità, le cui potenzialità vengono sfruttate sia in orchestra, sia in banda, in diverse formazioni di musica da camera e nelle formazioni di soli clarinetti (i cosiddetti “cori di clarinetti”).

Esistono varie composizioni orchestrali, specie di Richard Strauss, che richiedono la presenza del clarinetto piccolo in Mi♭. Tutte le composizioni per orchestra (esclusa quella d’archi) includono i clarinetti soprano in Sib o in La. Altre partiture richiedono la presenza del clarinetto basso come, ad esempio, “Gli Ugonotti” di Giacomo Meyerbeer, l’Aida di Giuseppe Verdi e diverse opere di Richard Wagner. Altre ancora richiedono il clarinetto contrabbasso, un esempio è il “Fervaal” di Vincent d’Indy. I clarinetti trovano ampio spazio nelle composizioni cameristiche e negli studi. In banda è largamente presente il soprano in Si♭, meno presenti sono il piccolo in Mi♭, il contralto in Mi♭, il basso in Si♭ e il contrabbasso in Si♭.

L’estensione

La maggioranza dei clarinetti hanno un’estensione che va dal primo MI sotto il pentagramma (in chiave di violino, in note trasposte) fino ad arrivare al secondo DO sopra il pentagramma, ed alcuni lo portano fino al RE o MI (trattatasi già dal secondo sol# al di sopra del pentagramma di note eccezionali). Pertanto, per una più corretta formulazione, si può affermare che l’estensione ordinaria del clarinetto è di tre ottave più un intervallo di terza minore.

La storia

Lo strumento più antico che adotta il principio dell’ancia semplice è il memet egiziano, costituito da una coppia di canne e conosciuto dal 2700 a.C. Esistono vari tipi di strumenti che adottano questo principio tra cui le launeddas sarde, conosciute dal 900 a.C. Sullo stesso principio si basa lo chalumeau, il predecessore del clarinetto, costituito da un tubo cilindrico di canna alla cui parte superiore c’era un’incisione fatta per ricavare l’ancia.

Lo chalumeau fu soggetto ad innovazione attorno al 1690 da parte di Joahnn Christian Denner, un artigiano di Norimberga. Lo strumento di Denner aveva sei fori anteriori e uno posteriore e due chiavi chiuse, una posta sopra i fori anteriori e l’altra su quello posteriore, che chiudevano altri due fori. Successivamente Denner e i suoi figli hanno spostato il foro della chiave posteriore e lo hanno rimpicciolito per poterlo utilizzare sia come chiave del Sib, sia come foro portavoce, aprendo quindi le porte del registro superiore o “registro di clarino”.

Il termine clarinetto appare per la prima volta nel 1732 nel “Musicalishes Lexicon” di Johan Gottfried Walther in cui è scritto: “Sentito a distanza, esso suona piuttosto come una tromba”. Ciò spiega il nome clarinetto derivato da clarino, termine oggigiorno utilizzato impropriamente, che indica uno strumento appartenente alla famiglia delle trombe. Il clarinetto ebbe un suono penetrante probabilmente fino al principio del 1800; si ritiene così perché i metodi per imparare a suonare il clarinetto pubblicati dal 1850 sottolineano il suono “ora più pieno dolce e piacevole” dei clarinetti precedenti.

Lo sviluppo del clarinetto continua nel 1740 quando Jacob Denner (figlio di Joahnn Christian) aggiunse al clarinetto una lunga chiave aperta per realizzare il Si3 (prima impossibile), riempiendo questo “buco nell’estensione dello strumento e portandolo all’estensione attuale. Nei decenni successivi diversi artigiani hanno fatto tentativi per migliorare lo strumento, senza ottenere risultati rilevanti. Un passo importante è stato fatto da Ivan Müller, un musicista parigino nato in Russia. Müller costruì un clarinetto dalle caratteristiche rivoluzionarie. Il suo strumento aveva tredici chiavi con un nuovo tipo di cuscinetti e con i fori cigliati. Quello di Müller è stato il primo clarinetto a poter suonare in tutte le tonalità. Nel 1812 fu esaminato dagli specialisti del conservatorio di Parigi e, nonostante le sue notevoli potenzialità, fu rifiutato. Nonostante ciò il clarinetto di Müller ha posto le basi al clarinetto tedesco.

Successive modifiche al clarinetto sono state apportate da Hyacinthe Eléonore Klosé, il produttore del clarinetto “sistema Boehm”. Klosé ha basato il suo lavoro su quello fatto da Theobald Boehm che introdusse sul flauto le chiavi ad anello. Klosé adottò gli anelli sul clarinetto, adottò i fori cigliati di Müller e aggiunse nuove chiavi per un totale di diciassette. Questo strumento era facile da gestire e dava la possibilità di suonare in tutte le tonalità. Fu Klosé stesso ad esibirlo per la prima volta a Parigi nel 1839. Oggi è il tipo di clarinetto più diffuso.

Al clarinetto di Müller gli anelli sono stati applicati da Carl Bärmann. Poi Oskar Oehler modificò la posizione delle chiavi adattandole alle caratteristiche delle mani e migliorando quelle acustiche. Questo è il clarinetto attualmente utilizzato in Germania e, con piccole differenze, in Austria.

Il clarinetto è tuttora sottoposto a miglioramenti tecnici. Si cerca di ottenere caratteristiche acustiche sempre migliori e maggiore maneggevolezza da parte degli esecutori. Tra i contemporanei che più di altri si sono cimentati nel migliorare lo strumento sono da ricordare il clarinettista Rosario Mazzeo e lo svizzero Renè Hagmann. Si può dire che la migliore marca di clarinetti è Buffet.

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